unnamedSeguo da trent’anni il tema dell’abolizione del denaro contante, da oltre venti pubblicamente. Finalmente sembra essere arrivato il momento di affrontarlo seriamente e in concreto anche in Italia.
Il tema è caldo, oserei dire scottante, e lo sarà sempre più nei prossimi mesi.
In Italia il governo Renzi ha deciso di elevare a 3.000 euro la quota di contanti con cui è possibile fare pagamenti cash. In direzione opposta si stanno muovendo i Paesi scandinavi che da tempo stanno eliminando di fatto il denaro contante. Già oggi in Svezia gli autobus non accettano pagamenti in contanti; da gennaio 2016 in Danimarca il contante sarà abolito per legge.
Gli italiani sembrano aver capito che l’abolizione del denaro contante, quindi la tracciabilità totale delle transazioni, non è più solo un’opzione possibile ma una scelta obbligata, che sta già diventando realtà in Paesi più civili del nostro, per garantire una società basata sulla legalità e la trasparenza.
Oltre il 60% degli italiani sono favorevoli, la percentuale sale al 65% se consideriamo anche gli indecisi. Si arriva addirittura al 70% con i giovani tra i 19 e 24 anni, i laureati e i detentori di reddito medio alto (fonte Isfol Plus 2014).

Come Radicali abbiamo una occasione unica: essere la prima forza politica che decide di schierarsi apertamente per la tracciabilità totale delle transazioni, confermando la tradizionale posizione d’avanguardia nell’ambito del riformismo italiano ed europeo.
L’ho più volte auspicato in Congressi passati di Radicali Italiani, in Comitati Nazionali, ora è arrivato il momento della conta: presenterò una mozione particolare sull’argomento.

Con la moneta si è superato il baratto ed è stata un grande motore di sviluppo. Oggi al contrario è diventata un freno per un’economia più avanzata e razionale, che ha come necessario presupposto la legalità, favorita – appunto – dalle transazioni tracciabili. Un tempo nel Far West si girava con addosso un’arma così come noi oggi possiamo girare con pacchi di soldi, fino a 3.000 euro per singola transazione. Lo trovo semplicemente scomodo, inopportuno, pericoloso e persino ridicolo. L’assennatezza vorrebbe che fossero totalmente eliminati entrambi: armi e soldi; l’umanità ragionevole ha bisogno di ben altro da portarsi addosso.
La libertà di scelta dei cittadini non viene in alcun modo limitata. Questa è l’obiezione che più frequentemente mi è stata mossa dai radicali storici, meno o per nulla tra i più giovani: che come libertari non potevamo costringere in maniera forzosa ad adottare un solo sistema di pagamento. In realtà ciò che propongo non limita in alcun modo la libertà di scelta perché il denaro, in quanto unità di conto e porta valore nel tempo e nello spazio, mantiene integre le sue caratteristiche sia in forma di banconote che di moneta elettronica. Far uso dell’uno, dell’altro o di altro ancora che abbia le medesime caratteristiche, è soltanto una convenzione che la società si dà ed è auspicabile che sia quella più idonea all’obiettivo che si pone. Possibilmente quello del bene comune, e i Paesi scandinavi lo stanno indicando con chiarezza.

La privacy, altro argomento fondamentale. Sarà garantita, per chi opera nella legalità, in misura anche maggiore di quella odierna. Il controllo verrà esercitato, sui privati cittadini, esclusivamente sul fronte delle entrate e non su quello delle spese, che resteranno rigorosamente libere e non controllabili. Per intenderci: neppure chi esercita la potestà genitoriale avrà la possibilità di controllare le uscite del borsellino elettronico del figlio minorenne.

Un vantaggio ulteriore: sarebbe la prima reale azione capace di far emergere l’economia sommersa. Per le casse dello Stato italiano significherebbe maggiori introiti per un valore annuo oscillante, secondo le stime, dai 100 ai 250 miliardi di euro. In pochi anni, risolveremmo i problemi legati allo spaventoso debito pubblico. Nel migliore dei casi, non improbabile, in quattro anni diventeremmo da fanalino di coda il paese più virtuoso d’Europa. Sostituire il registratore di cassa con un POS non è sufficiente a cancellare evasione fiscale, corruzione e malaffare, ma insieme ad altre misure parzialmente già in atto – eliminare i paradisi fiscali, contenere i deliri della finanza creativa, riallineare la finanza all’economia reale – sicuramente ci porta nella direzione giusta.

E’ funzionale alla legalizzazione di attività attualmente ipocritamente clandestine. Prostituzione, vendita di stupefacenti, tutti i tipi di lavoro nero, secondo lavoro, compensi occasionali leciti e non. Anche queste legalizzazioni, a cui noi radicali siamo particolarmente sensibili, sono già nell’aria in diversi Stati e Parlamenti e anche, come ben sappiamo, nel nostro. C’è una convergenza culturale sulla legalità non più solo declamata, ma concretamente attuabile ed attuata.
Tutti noi radicali siamo stati avanguardia in molte battaglie civili. Vi chiedo di esserlo anche su questa, che fino ad oggi, anzi spero solo fino a ieri, ho affrontato da visionario di minoranza.

Alziamo questa bandiera, scegliamo di essere il primo partito politico italiano ad abbracciare senza riserve questo progetto di civiltà e progresso.