arianoEra il 1975 quando Marco Pannella fu arrestato per aver fumato uno spinello in pubblico, portando alla ribalta, con questo atto di disobbedienza civile, la tematica della legalizzazione delle droghe leggere e provando ad aprire una breccia nell’imperante clima proibizionista dell’epoca.
Da allora, l’antiproibizionismo – sulle droghe, sulla prostituzione e, più in generale, come strumento politico teso alla laica regolamentazione di fenomeni umani, piuttosto che ad una loro ideologica e moralistica repressione – è divenuto uno dei cardini dell’azione radicale.
La storia sta dimostrando come l’intuizione di Pannella fosse giusta: com’è noto, proprio nel Paese in cui nacque la cosiddetta war on drugs, gli Stati Uniti d’America, il muro proibizionista si sta sgretolando, mattone dopo mattone.
In questo contesto, il movimento radicale dovrebbe offrire tutto il supporto possibile all’iniziativa legislativa incardinata in Parlamento da Benedetto della Vedova, iscritto al PRNTT, per far sì che anche in Italia si possa finalmente a rompere il muro proibizionista.
Principale strumento a nostra disposizione, intimamente associato alla nostra storia è proprio quello della disobbedienza civile, come dimostrano le ripetute iniziative di Rita Bernardini, volutamente ignorate da una magistratura solo formalmente ossequiosa del principio costituzionale dell’azione penale obbligatoria.
Per questa ragione, si dovrebbe costruire un’azione di disobbedienza diffusa, che coinvolga anzitutto le associazioni radicali presenti sul territorio nazionale, da Nord a Sud, ma che, in una logica laica, trasversale e transpartitica, coinvolga anche altri soggetti fortemente impegnati nel campo antiproibizionista, considerato che i radicali non sono più soli nella battaglia antiproibizionista. In questo modo, si potrà costringere il sistema mediatico–giudiziario–politico a confrontarsi con questa ormai indilazionabile istanza.
Non credo, tuttavia, che questa come tantissime altre questioni, possa essere affrontata nell’angusto campo dello spazio nazionale. La nostra storia, dal manifesto di Ventotene in poi, guarda all’orizzonte europeo come campo naturale minimo in cui misurarsi, per risolvere istanze e questioni di vasta portata. È per questa ragione che all’azione di disobbedienza civile, di rilevanza nazionale, si dovrebbe affiancare uno strumento europeo, quale la petizione al Parlamento Europeo, strumento che permetterebbe di coinvolgere i cittadini di diversi Stati europei ed aprire così uno spazio di dialogo tra loro e con le Istituzioni Europee.
Azioni di disobbedienza civile diffusa e petizione al Parlamento Europeo consentirebbero ai cittadini di ritornare ad essere attori politici in prima persona, facendo sentire la propria voce senza mediazioni; permetterebbero altresì al movimento radicale di aprire spazi di interlocuzione politica a livello europeo, per provare a comporre un’Europa diversa dalla costruzione burocratica ed elefantiaca che ha preso il posto degli spinelliani Stati Uniti d’Europa: un’Europa di diritti, individui e democrazia diretta.