montiArriviamo a questo appuntamento congressuale con una campagna già decisa, avviata ed importante in casa radicale quale quella sul riconoscimento al diritto umano alla conoscenza in sede ONU. Si tratta, è vero, di una campagna del Partito Radicale Transnazionale, ma ritengo che, a prescindere dalle modalità e dalle sedi in cui questa campagna è stata decisa e iniziata, non possa non vederci, come Radicali Italiani, interessati e coinvolti.
Il diritto umano alla conoscenza è la chiave di tutto, ed in esso, nella sua formalizzazione e riconoscimento è racchiusa la sintesi della nostra storia e delle mille battaglie del partito. Conoscere per poter decidere, conoscere per poter vivere la propria individualità e, di riflesso, una collettività più matura.
Come radicale iscritto al Partito Radicale Transnazionale desidero poter contribuire al perseguimento di tale obbiettivo, mentre come radicale iscritto a Radicali Italiani mi domando come questo movimento possa fare propria questa battaglia politica.
Se per il Partito Transnazionale si è deciso di seguire, o comunque si sta seguendo nei fatti una strategia e una logica di lobbying sulle Istituzioni e i suoi rappresentanti, ritengo che Radicali Italiani come espressione italiana del partito debba trovare la strada di incarnare nel concreto, nella realtà quotidiana delle persone, nella situazione politica italiana le grandi battaglie che il Partito Radicale fa su scale globale transnazionale.
Ho sempre sentito, con le orecchie e con il cuore, che le battaglie radicali, anche quando da me non condivise o verso le quali avevo motivi di critica, lungi dall’essere battaglie ideologiche avessero a che fare con la concretezza della vita umana, con la vita di ciascuno, con il lavoro, la malattia, la sessualità, il corpo.
Da appassionato di politica posso riconoscere, e riconosco, l’importanza del diritto alla conoscenza. Occorre però a radicali italiani calarlo nelle strade e nelle cucine, nelle camere da letto e negli uffici, per incarnarlo, dargli concretezza. Proprio perché ci interessa la vita del diritto, ma non fine a sé stessa, per il diritto alla vita.
Sappiamo tutti che il diritto alla conoscenza è la precondizione per l’esercizio delle libertà civili e politiche.
I diritti sono vuota norma se l’individuo e il cittadino non ha la facoltà di conoscere, informarsi, sapere. Alla luce di questo possiamo valutare la qualità e la salute della democrazia.
Se continuiamo a ritenere utile la democrazia, e io la ritengo utile in quanto concorrenza di idee e rappresentanza di interessi e quindi, se correttamente applicata, miglior regime possibile perché in grado di sublimare nella partecipazione politica i contrasti sociali, non si può non criticare aspramente lo stato di cose, la tendenza in atto, con riforme che anche simbolicamente, visivamente, tolgono schede elettorali ai cittadini. Quasi che progressivamente li si volesse convincere che la democrazia è costosa e tutto sommato le cose vanno bene anche senza votare…io almeno percepisco questo in ogni apparizione del nostro presidente del consiglio.
Le battaglie nonviolente per l’anagrafe degli eletti e degli incarichi pubblici, per la riforma degli assetti proprietari dei mezzi di informazione, per la trasparenza dei finanziamenti privati ai partiti politici (benissimo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ma non basta, perché il cittadino deve sapere dove prendono i soldi i partiti, perché è da lì che può capire il loro operato e a chi rispondono) sono battaglie che dovrebbero a mio avviso rappresentare l’incarnazione del diritto alla conoscenza.
Tematiche sulle quali creare gruppi di lavoro, approfondimenti, documenti, proposte. Le professionalità dentro Radicali italiani per fortuna non mancano.
Personalmente, poi, ritengo che la vera riforma sulla quale dovremmo ritornare, lavorare, e insistere anche come vero e proprio orizzonte ideale sia quella della legge elettorale. L’ottenimento di una legge elettorale uninominale sarebbe infatti la riforma più grande dello Stato che potremmo ottenere.
Sarebbe il primo e necessario passo per il superamento dello stato partitocratico e ideologico verso lo stato laico e di diritto. Partendo dalla competenza e responsabilità politica individuale si supererebbero i segretari –padrone e il voto di scuderia dentro e fuori dal parlamento. Non voglio assolutamente spiegare cose che conosciamo tutti benissimo.
Io credo, in sostanza, che la riforma radicale dello Stato debba passare per una riforma radicale della democrazia e quest’ultima debba essere permeata dalla rivendicazione del diritto umano alla conoscenza.
A mio avviso è dunque in questo, che dovremmo concentrare e attrarre forze, laicamente.
Ad ogni buon conto, quale che sia l’esito del Congresso, quali che siano le determinazioni che verranno prese, su una cosa esprimo un grande auspicio. Che si riprenda entusiasmo e fiducia, convinzione e speranza.
Ricordiamoci sempre che il valore della laicità, come teoria e pratica dell’ indipendenza e libertà di ricerca, informazione, pensiero, scelta è una identità personale e politica dalla quale discende un programma di vita e di riforme immenso che è lì, a volte solo da scrivere.
Un movimento come Radicali Italiani, che ha nella laicità il primo e forse principale tratto unificante (lo dimostrano il meccanismo della doppia tessera, l’assenza di probiviri, le modalità di iscrizione, le posizioni variegate al nostro interno), ha ancora grandi spazi nella vita politica nazionale, spazi che attualmente sono privi di rappresentanza politica.