buffaSono un giornalista e ho idee radicali. Talvolta partecipo politicamente talvolta no. Spesso dò e ho dato in passato del tutto disinteressatamente, anche dal lato politico, contributi con i miei articoli. Dipende dall’umore e dai soldi.

L’onestà intellettuale mi porta verso le idee radicali e tanto mi basta. Mentre son conscio di storie di radicali che questa onestà intellettuale interna non hanno avuto, nutrendo solo ambizioni politiche e istituzionali come quelle che si nutrono in altri partiti. E’ un loro diritto ma io non amo il genere.

D’accordo non sporcarsi mai le mani con quello che sta attorno a noi ma se tutti finiamo sul lastrico un po’ come sta capitando a tutta la galassia non capisco quale sia il guadagno politico.

Gridare che “nessuno è messo in condizione di capirci perchè le nostre idee non vanno in tv e nei talk show” è postulato scontato e indifferente, per molti, e ormai mostra la corda. Il pur ruffiano metodo cinque stelle dimostra che ci si puo’ inventare qualcosa.

Inoltre paghiamo la nemesi per la ubris con cui sono stati liquidati a suo tempo il caso e la segreteria di Daniele Capezzone. L’ultima con quasi tre mila iscritti e sicuramente in crescendo.

Capezzone, aveva tanti difetti caratteriali (ma meno di quelli di tanti altri che hanno fatto meno di lui) , ma da radicale riusciva sia ad andare in tv e sia a farsi capire senza assumere toni profetici pur sicuramente indispensabili al nostro partito. Ma non in ogni occasione che si ha accesso ai media. E soprattutto non quando c’è in ballo una domanda pratica, magari stupida, ma diretta da parte del giornalista televisivo o meno. Sul tipo: “lei che ne pensa”? Che poi è un po’ come chiedere: “che ore sono”?

Che può capitare nella vita che ti chiedano l’ora. E non sempre si può rispondere prendendola alla lontana. Partendo magari da Benedetto Croce.

Se non da Adamo ed Eva.

Magi ha ragione a lanciare questa sfida ma qui va ricostruito tutto tra noi radicali dal prezzo della tessera alla democrazia interna effettiva e non solo propagandata e conclamata.

La vogliamo chiamare rottamazione interna?
Ma sì diciamo pure questa cazzata.

E’ giunto pero’ il momento di essere alla moda pure noi. E sicuramente sapremmo esserlo se accettassimo qualche minimo compromesso rispetto a un’ideologia sottostante da “cupio dissolvi” che in effetti ricorda molto l’ultimo Pier Paolo Pasolini.