downloadIl XIV Congresso di Radicali Italiani è alle porte e mi fa piacere che alcuni di noi abbiano deciso di far sentire la propria voce, dando vita ad uno stimolante dibattito precongressuale che ci consentirà di arrivare al Congresso più preparati. Ringrazio tutte le compagne e i compagni che in questi giorni hanno condiviso le loro idee e invito chi ancora non lo avesse fatto a farlo nelle prossime ore, perché mi farebbe piacere sentire la voce proprio di quei compagni che raramente prendono la parola.
Da oltre un mese ho annunciato la mia candidatura alla segreteria di Radicali Italiani e, a partire da 7 proposte per una riforma radicale della “casa” radicale, ho provato a stimolare il dibattito, rilanciando – dopo l’esperienza del 2013 – la piattaforma Rilancio Radicale. Mi ha fatto molto piacere che anche Riccardo Magi – compagno che stimo e che io stesso ho indicato parecchi mesi fa come candidato ideale alla guida del movimento – abbia annunciato con anticipo la sua candidatura e da subito l’ho invitato ad esprimersi sulle mie 7 proposte. Purtroppo non ho ancora avuto risposta, ma aspetto fiducioso, sicuro che Riccardo non si sottrarrà al confronto.
Il Congresso è il momento fondante dell’anno politico radicale, un momento di discussione ed elaborazione politica, durante il quale le iscritte e gli iscritti sono chiamati ad individuare le priorità del movimento. È difficile non notare però che negli ultimi anni le mozioni generali votate dal Congresso, sono rimaste – vuoi per mancanza di mezzi, vuoi per dichiarata volontà dei dirigenti – lettera morta. Per queste ragioni mi ha lasciato molto perplesso il fatto che la questione interna non sia stata affrontata né da Riccardo Magi, né dai chi è intervenuto su sfidaradicale.it.
Radicali Italiani ha bisogno di una messa a punto. In realtà è l’intera Galassia Radicale ad averne bisogno, ma noi – in sede di congresso – solo sul destino di Radicali Italiani abbiamo il diritto di intervenire ed è naturale che sia così. Mi si dirà che sono fissato e che le urgenze del Paese e dell’Europa sono ben altre. Non ne dubito e, proprio perché riconosco che la politica ha bisogno di noi, ritengo necessario che Radicali Italiani torni ad essere uno strumento all’altezza delle nostre battaglie.
Non possiamo ignorare la debolezza del movimento, non possiamo far finta che le tante iniziative nate in sede locale o organizzate da compagni più o meno noti, ci sarebbero state anche se il movimento non fosse esistito. Non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito, negli ultimi anni Radicali Italiani non ha potuto che limitarsi a “sostenere” – termine che abbiamo letto più volte nelle mozioni presentante dalla segretaria – le ottime iniziative organizzate dalle associazioni territoriali oppure le battaglie intavolate da singoli compagni, talvolta a titolo personale, talvolta a nome del Partito.
Come pretendere di raggiungere i nostri obiettivi a bordo di un autobus sgangherato che volontariamente decidiamo di non far revisionare? Circoliamo con il libretto scaduto, con la lancetta del carburante sempre in riserva e con autisti senza patente.
Ho letto con interesse tutti gli interventi pubblicati su sfidaradicale.it e mi trovo fondamentalmente d’accordo con le analisi e le proposte suggerite dalle compagne e dai compagni che sono intervenuti. I contenuti non ci mancano e l’analisi radicale – anti ideologica, trasversalmente spietata con ogni nucleo di potere partitocratico – ci consegna gli strumenti necessari per sciogliere i nodi di sempre, quei nodi che tutti gli altri non vogliono, non sanno e non possono sciogliere.
La forza delle nostre proposte, ci spinge però ad illuderci che parlarne tra noi dei grandi temi della politica nazionale, europea e mondiale significhi già “fare politica” e forse in un certo senso è così, esattamente come forse è vero che “in un certo senso” un ragazzino che gioca al fantacalcio è un allenatore. Rischiamo insomma che le campagne politiche che dovrebbero conseguire dalle ottime analisi che elaboriamo con serietà è competenza, non vedano mai la luce. Non ha senso organizzare e programmare nei dettagli un viaggio, se il motore del nostro mezzo di trasporto è bruciato e ci rifiutiamo di portarlo dal meccanico. Ecco perché ritengo che affrontare e risolvere la “questione interna” debba essere una nostra priorità e prima di prendere in mano la cartina e sottolineare le località che ritengo degne di essere visitate, preferisco prendere in mano la chiave inglese e tentare di riparare il motore.
Più volte negli ultimi mesi ho affrontato l’argomento e sono sempre più convinto che senza una presa di posizione netta di Radicali Italiani – soggetto vivo, luogo di discussione e confronto – rispetto al degrado della Galassia Radicale, non faremo un passo in avanti.
Sono lodevoli le proposte di Valerio Federico (bilancio consolidato dell’area; apertura della Lista Pannella ai soggetti costituenti; riforma del “pacchetto”; criteri di partecipazione al processo decisionale d’area; proposte di trasparenza) e personalmente le condivido, ma per attuarle non è sufficiente la volontà del nostro tesoriere uscente. Radicali Italiani si confronta – in sede di Senato del Partito – con rappresentanti di associazioni costituenti che di fatto non esistono e che hanno però uguale voce in capitolo rispetto a chi rappresenta un movimento vivo e attivo. È un po’ come chiedere ad un bullo di smettere di picchiare i compagni di scuola – è una buona richiesta, ma se non viene accolta, non possiamo stare a guardare, sorridendogli e strizzandogli l’occhio.
Per questo la prima – e quella che mi sta più a cuore – tra le mie proposte è l’autosospensione di Radicali Italiani dalla Galassia Radicale, dal “pacchetto” di iscrizioni e dall’utilizzo della sede di Torre Argentina, fino a quando il Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale non rientrerà nella legalità statutaria. L’iniziativa non vuole essere un “divorzio” dalla Galassia, ma uno stimolo perché il Partito e le altre organizzazioni costituenti si attivino per creare le condizioni politiche ed economiche per convocare il congresso del Partito.
È una forma di resistenza nonviolenta, l’unica arma a disposizione del movimento per aiutare il Partito (e le organizzazioni costituenti) a rientrare nella legalità statutaria. È una presa di posizione netta e forte, che comporterà per Radicali Italiani un notevole sforzo, ma allo stesso tempo la consapevolezza di non essere stati a guardare, di non aver strizzato l’occhio a chi – magari in buona fede – ha preso in giro chi – ancor più in buona fede – si è iscritto ad un Partito che non esiste.
Tutte le mie proposte (che si possono leggere nel dettaglio su www.rilancioradicale.net) vanno nella direzione di valorizzare le associazioni e consentire alle iscritte e agli iscritti di far sentire la propria voce e incidere sulle scelte del movimento, gettando le basi per far sì che Radicali Italiani diventi un network di associazioni locali e tematiche che, condividendo le migliori esperienze e competenze, favoriscano il diffondersi di iniziative ‪radicali‬ in tutto il Paese. Questo è quello che mi sento di offrire a Radicali Italiani e a partire da questa analisi confermo la mia candidatura alla segreteria del movimento.
Ci vediamo al Congresso!