lippaNell’ultimo anno abbiamo assistito ad uno dei più grandi interventi sull’assetto istituzionale e democratico italiano dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.
Lo scenario, per nulla definitivo e stabilizzato, ha riguardato in modo diverso il superamento delle Province, l’istituzione delle Città metropolitane, la ridefinizione dei poteri di Stato e Regioni, la modifica della legge elettorale per l’elezione della Camera dei Deputati e il superamento del bicameralismo paritario, con lo svuotamento di funzioni del Senato. Le nuove regole non trascurano nemmeno i referendum, cui vengono destinati livelli di accesso differenziati.
Le costanti dello stile di governo con cui si è arrivati a questi mutamenti così profondi sono stati i continui annunci sulle soluzioni prescelte, poi puntualmente smentiti da nuovi e più recenti accorgimenti, la fretta proclamata per la risoluzione del dibattito, protrattosi tuttavia per mesi senza che si possa ancora dire concluso, il trascurare completamente il punto di vista dei cittadini, già più volte espresso tramite referendum, e di fatto consegnato all’accettazione in toto delle riforme tramite un plebiscito da organizzare, senza che alcuno degli obiettivi fosse stato precedentemente presentato in campagna elettorale.
Il prodotto di questo incedere è conseguente alle modalità di lavoro adottate.
Le Province, lungi dall’essere abolite, sono ora degli enti di secondo livello, eletti dal ceto politico municipale per svolgere funzioni di “coordinamento” senza che alcuna attenzione pubblica possa intervenire su quanto vi avviene. Le Città metropolitane sono nate prendendo semplicemente il posto delle province dei maggiori centri abitati. Anziché semplificare l’assetto istituzionale sui territori, si sovrappongono al governo del comune capoluogo introducendo nuove sotto-articolazioni, come le Aree omogenee. Potrebbero essere elette dai cittadini ma, in mancanza di una legge nazionale, restano anch’esse degli enti di secondo livello, dove il ceto politico decide indisturbato i provvedimenti attraverso un Consiglio di nominati e un Sindaco che è di diritto quello votato solo nel capoluogo. Le Città metropolitane nascono in modo affrettato nel silenzio dell’informazione, ereditando le voragini di bilancio e il personale delle Province, prendendo ognuna la propria strada senza alcun coordinamento. Sono enti potenzialmente importantissimi, con responsabilità su appalti, servizi, strade e trasporti, ma i suoi amministratori non hanno compenso.
A livello nazionale basti notare come la nuova legge elettorale sia ancora, a distanza di mesi dalla sua approvazione, materia di negoziazione e di scambio tra i partiti, pronti a modificarla dopo aver ricevuto il sondaggio più recente, avendo ormai rinunciato a quella stabilità in materia elettorale sancita dal Consiglio d’Europa. Quello che sorprende non è la marginalità del voto di preferenza, oggetto di strazianti campagne organizzate dalle opposizioni interne ed esterne al governo, ma la mostruosa incomprensibilità del testo che dovrebbe spiegare come venga “misurata” la scelta degli elettori. Decine di pagine per calcolare i titolari dei seggi, impossibili da conoscere dai cittadini, e affidate nella loro interpretazione addirittura a “commissioni di esperti”!
Molto ci sarebbe da dire anche sulla riforma del Senato e le sue contraddizioni, e sul fatto che si continuano ad affrontare modifiche istituzionali così sostanziali senza che venga armonizzato il contesto di pesi e contrappesi, di poteri e di procedure, che reggono uno stato democratico. Continua l’ambiguità, spesso alimentata anche dai giornali, per cui quello che si vorrebbe un premierato resta sulla carta un sistema parlamentare, con premi di maggioranza inauditi, finti collegi uninominali, complicate preferenze.
Davanti a tutto questo lo spazio di azione dei cittadini si contrae anche sul fronte della scheda referendaria. Il quorum viene ridotto solo a fronte di un numero più alto di firme raccolte, raggiungibili solo dai maggiori partiti, e nessun intervento è previsto per introdurre referendum propositivi , sistemi di raccolta firme telematici (come avviene con le Iniziative dei Cittadini Europei) o anche solo per definire procedure di autenticazione delle firme referendarie ed elettorali che superino la figura politica dei consiglieri comunali, mettendo tutti nelle stesse condizioni.
Molto resta da fare per intervenire da un punto di vista Radicale per interrompere e correggere questa deriva. Opponendosi, quando verrà convocato il referendum confermativo, all’attuale riforma. E riprendendo la campagna, a tutti i livelli, per la riforma americana e federalista delle istituzioni e per la loro legalizzazione.