governatori11-794x578Lo scenario energetico italiano
Gli approvvigionamenti energetici italiani sono sempre meno problematici. L’Italia sta diventando uno dei Paesi europei meglio interconnessi in termini di linee di trasporto di gas naturale, e l’interconnessione elettrica sta anch’essa stabilmente migliorando. L’Italia produce ormai oltre il 40% di energia elettrica da fonti rinnovabili grazie alla politica di sussidi messa in piedi per raggiungere gli obiettivi comunitari (ottenuti in anticipo per quanto riguarda i target 2020).
Il crollo del prezzo delle fonti fossili (petrolio, gas, carbone) da un lato aumenta la concorrenza alle fonti rinnovabili con effetti negativi per l’ambiente, dall’altro rende economicamente insensato mettere in produzione nuovi pozzi di petrolio o gas in Italia, dove i costi di estrazione sono enormemente più alti che nei principali paesi esportatori.
Nuove trivelle non dovrebbero essere di per sé un tabù, ma di sicuro è meglio evitarle in assenza di un sistema solido di controlli, di royalty allineate a quelle della media degli altri paesi (oggi le nostre sono più basse) e di un superamento della logica commissariale introdotta dallo “sbloccaitalia”.

Quale politica industriale?
L’unica o quasi politica industriale che si vede da noi è quella del salvataggio delle aziende in grado di portare forti ricatti occupazionali, quindi in generale quelle in crisi e spesso appartenenti a settori o nicchie scarsamente innovativi. E quella dell’enorme quantità di sussidi e sconti fiscali dati anche a settori dove la teoria economica mostra che il mercato (regolamentato) funziona meglio senza aiuti, come i trasporti pesanti. Questi sussidi (che secondo valutazioni anche prudenti valgono il doppio di quanto costerebbe un reddito di cittadinanza come quello proposto dal M5S) non solo bloccano la concorrenza e l’innovazione, ma come si vede sotto hanno anche un effetto diretto di danno all’ambiente.
Un esempio per tutti: l’Italia sussidia le navi commerciali che bruciano il bunker (il taglio più sporco della raffinazione petrolifera) mentre nel nord Europa già intere flotte mercantili bruciano gas naturale, risorsa per la quale l’Italia è oltretutto dotata di ottime infrastrutture.

Proposte su energia e ambiente

Soppressione dei sussidi alle fonti d’energia fossile e riduzione di quelli alle fonti rinnovabili
Secondo l’OCSE, la IEA e il FMI i sussidi alle fonti di energia fossile sono troppi e hanno molte controindicazioni. Scrive il Fondo Monetario che, per quanto finalizzati alla protezione dei consumatori, essi aggravano i bilanci pubblici, spiazzano spesa pubblica prioritaria, deprimono gli investimenti privati, distorcono i consumi, accelerano l’esaurimento delle risorse naturali e si oppongono agli investimenti in decarbonizzazione e fonti rinnovabili.
Non c’è dubbio che sussidiare le fonti rinnovabili e anche quelle tradizionali fossili è contraddittorio. Da un lato rallenta la decarbonizzazione, dall’altro rende meno competitivi i mercati dell’energia e quelli delle merci che ne contengono molta. Occorre dunque, nell’ambito di #menoinquinomenopoago:
– Eliminare tutti i sussidi diretti e gli sconti fiscali alle fonti fossili (4 miliardi/anno volendo essere prudenti solo gli sconti sulle accise sui carburanti fossili per il settore dei trasporti commerciali)
Utilizzo delle somme recuperate per ridurre le imposte sul reddito e fornire contributi per investimenti green nei settori che hanno subito il taglio
– Trasformare il sistema delle accise sui prodotti energetici in una carbon tax (nei settori non soggetti al meccanismo dei permessi ad emettere gas serra e a parità di gettito)
– Eliminare i nuovi sussidi alle fonti rinnovabili (queste fonti, grazie al progresso tecnologico e all’introduzione di carbon tax, possono sostentarsi senza trasferimenti).

Messa in sicurezza ecologica dei centri urbani
I centri delle nostre città storiche non sono a misura d’automobile e il traffico veicolare contribuisce a renderle meno belle e più insalubri. Soprattutto in pianura padana i centri urbani italiani nella stagione invernale sforano i limiti di legge di concentrazione di inquinanti, in particolare di polveri sottili. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, considerando i soli 30 capoluoghi di provincia della pianura Padana, il numero di morti premature attribuibili alle polveri sottili è stimabile in 7 mila l’anno. L’Agenzia Europea per l’Ambiente da parte sua inserisce 17 città italiane tra le prime 30 più inquinate del continente, con Torino, Brescia e Milano che si piazzano tra il secondo e il quarto posto nella triste classifica.
– Introdurre limitazioni al traffico di motori a combustione in tutti i centri urbani con il modello della “congestion charge” con uso dei proventi per ridurre le imposte locali sul reddito e per investimenti ambientali.

Contabilità delle risorse ambientali non rinnovabili
Consumare o compromettere risorse ecologiche (per esempio urbanizzare territorio vergine, consumare o inquinare acqua potabile, ridurre la qualità dell’aria, dei fiumi laghi e mari) è entro certi limiti insito nell’attività umana sulla terra. Nello stesso tempo è indispensabile che lo Stato contabilizzi il valore delle risorse depauperate e valuti l’accettabilità della perdita. Per limitarla quando necessario e responsabilizzare gli amministratori. O per associare lo sfruttamento a compensazioni economiche a spese dei beneficiari. Dunque occorre:
– Introdurre obbligo di bilancio ambientale pubblico. Lo Stato insieme alle Regioni deve rendere conto annualmente dello stock di risorse ambientali non rinnovabili (suolo non urbanizzato, superficie boschiva, estensione e stato dei beni demaniali) e della sua riduzione.
– Rafforzare l’efficacia e dell’autonomia degli organi di controllo dello stato dell’ambiente (ARPA regionali).

Trivelle? A certe condizioni
L’attuale e i precedenti Governi puntano all’intensificazione dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi nazionali. Si tratta di una strategia miope perché anticipa l’uso di una risorsa sempre più scarsa (per giunta quando il suo valore sul mercato è basso) a fronte di impatti ambientali spesso incompatibili con la vocazione di molte delle aree interessate.
– Sfruttamento delle risorse di idrocarburi ammissibile solo se accompagnato da: obbligo di tenuta dello stato patrimoniale statale/regionale delle risorse ambientali (vd sopra), aumento delle royalty per allinearle al livello internazionale e utilizzo del ricavato in conto capitale su investimenti ambientali, abolizione delle forme di commissariamento introdotte nello Sbloccaitalia (se la Costituzione rende complessa l’autorizzazione di attività a interesse nazionale, si cambi la Costituzione anziché attuare commissariamenti dirigistici che la eludono).